Oil on canvas
80 X 110 cm - 2012

Questo dipinto fa parte di un progetto dal titolo BlasFreeMe, sulla blasfemia vista non come crimine ma come diritto.
La transustanziazione è il miracolo centrale dell’eucarestia: il pane e il vino diventano, nella sostanza, il corpo e il sangue di Cristo mentre le apparenze rimangono inalterate.
Insomma, non si vede niente. Eppure si pretende che sia reale.
Il progetto nasce da qui: prendere il dogma alla lettera e seguirlo fino alle sue conseguenze materiali. Se il pane diventa davvero carne e il vino davvero sangue, allora il miracolo non può restare confinato nel simbolo. Deve attraversare il corpo, la digestione, il metabolismo, la decomposizione.
La blasfemia, in questo caso, non nasce dal semplice insulto ma da un eccesso di coerenza. Dal rifiuto di trattare come metafora ciò che viene presentato come realtà.
La discesa, dopo il rito resta il corpo.
La scena si svolge in un interno oscuro dove un personaggio simile al mago Mandrake somministra il suo trucco.
Non appare come un sacerdote ma come un illusionista elegante e ambiguo: un venditore di assoluto.
La donna inginocchiata riceve l’ostia come una sostanza necessaria, quasi farmacologica. La comunione quotidiana assume la forma di una posologia: mantenere la dose, rinnovare l’effetto, impedire che il divino evapori.
Ma il problema è il “dopo”. Se il pane consacrato mantiene le proprie caratteristiche fisiche, allora deve anche metabolizzarsi. E se la sostanza divina permane davvero nella materia, il sacramento precipita inevitabilmente nella degradazione biologica.
Sul fondo compare uno scimpanzé. È il residuo animale che osserva il rito umano.
Per il pittore il retaggio scimmiesco è ambiguo: a volte rappresenta ciò che ci salva dall’arroganza spirituale ricordandoci chi siamo davvero; altre volte è il nostro peccato originale, la violenza primitiva che continua a vivere sotto la superficie della civiltà.
Lo scimpanzé guarda la scena come un testimone silenzioso della nostra oscillazione continua tra sublime e ridicolo, tra miracolo e digestione, tra desiderio di trascendenza e natura animale.
La transustanziazione, portata fino alle sue conseguenze estreme, smette così di apparire come un mistero sacro e diventa un cortocircuito tra teologia, corpo e consumo.
Forse è proprio questo il punto in cui il sacramento supera il delirio.
Quando il dogma pretende di essere reale, il reale diventa insopportabile.