Digital print - Limited edition (10)
50 x 50 cm - 1981 (original painting)


J. S. Bach – Fuga a tre voci
dal progetto Step on K
Quest’opera nasce da un’ambizione radicale: tradurre la struttura del pensiero musicale in costruzione pittorica, facendo collidere il tempo della musica con lo spazio dell’immagine. J. S. Bach – Fuga a tre voci appartiene infatti al progetto Step on K, un ciclo che indaga le possibili equivalenze tra composizione sonora e composizione visiva, sottoponendo al tempo stesso a verifica critica le teorie di Kandinsky espresse in Punto, linea, superficie.
Se Kandinsky attribuiva alla pittura una tensione musicale essenzialmente spirituale e intuitiva, qui il rapporto con la musica viene affrontato in modo strutturale, quasi analitico. Non si tratta di evocare un’atmosfera sonora attraverso il colore o il gesto, ma di costruire un vero sistema di trascrizione. La pittura diventa partitura; il segno grafico assume una funzione esecutiva.
Il polittico originale del 1981 è composto da quattro moduli realizzati con pennarelli Stabilo e Rapidograph. I primi tre pannelli corrispondono alle tre linee melodiche della fuga bachiana: ogni voce viene tradotta in un lessico di simboli grafici che si sviluppano secondo un andamento spiraliforme, come se il tempo musicale venisse avvolto e trasformato in una geometria espansiva. Ogni modulo possiede un’autonomia ritmica e visiva, ma conserva una relazione rigorosa con gli altri, proprio come accade nella polifonia della fuga.
Il quarto pannello — quello disponibile come fotografia a tiratura limitata — è la sovrapposizione e sintesi dei primi tre. Non rappresenta semplicemente una somma visiva, ma l’emergere di una complessità percettiva nuova: l’intreccio delle voci genera una densità quasi labirintica in cui ordine e saturazione convivono. Lo spettatore si trova davanti a una superficie che appare simultaneamente matematica e organica, controllata e pulsante.
La spirale che organizza la composizione svolge un ruolo decisivo. Essa nega la linearità convenzionale dello spartito musicale e propone invece un modello temporale espansivo. Il tempo non procede da sinistra a destra, ma si sviluppa dal centro verso la cornice, irradiandosi progressivamente nello spazio pittorico. Il nucleo centrale coincide con l’origine della composizione: da esso le tre voci si propagano, si intrecciano e costruiscono una struttura sempre più complessa, trasformando l’ascolto in attraversamento visivo. In questo senso l’opera non illustra Bach: ne reinventa il funzionamento in un altro linguaggio.
L’aspetto più radicale del progetto risiede però nella sua effettiva eseguibilità. Tre musicisti adeguatamente preparati potrebbero leggere i tre moduli originali come una partitura alternativa ed eseguire la fuga attraverso il quadro stesso. L’opera si colloca così in una zona di confine instabile tra arti visive, notazione musicale e sistema concettuale. Non è soltanto un dipinto, ma un dispositivo di traduzione tra codici differenti.
Nel quarto modulo conclusivo, la sovrapposizione delle tre voci produce una trama fittissima di segni che sembra oscillare tra architettura e interferenza elettronica, tra tessuto ornamentale e mappa cognitiva. La composizione appare prossima a una visualizzazione di dati, anticipando inconsapevolmente estetiche digitali che diventeranno diffuse molti anni dopo.
Tuttavia, nonostante la rigorosa impostazione sistemica, l’opera conserva una forte componente manuale: il gesto lento del Rapidograph e la vibrazione cromatica dei pennarelli mantengono viva la presenza fisica dell’autore dentro il meccanismo.
J. S. Bach – Fuga a tre voci non cerca quindi una semplice corrispondenza tra suono e immagine, ma mette in discussione la natura stessa della rappresentazione.
Dove finisce la musica e dove comincia la pittura? In quale punto un segno cessa di essere visivo e diventa istruzione, ritmo, durata?
Il lavoro rimane sospeso in questa soglia, trasformando la fuga bachiana in un organismo grafico complesso, leggibile tanto con gli occhi quanto, potenzialmente, con l’ascolto.