Senso, Caso, Sogno, Ricorsività, Infinito, Genio, Creatività: sette parole, sette vocaboli qualsiasi. Con meno si può costruire un mondo, e quasi certamente più d’uno. Proprio per questo Attilio Geva li ha scelti, ispirandosi in larga parte all’opera di J.L. Borges, come binari su cui far correre la sua vena scrittoria, che, di volta in volta, sbalordisce con un’alternanza di vicende al tempo stesso divertenti e impegnative sul piano intellettuale, introducendo il lettore in mondi inaspettati e sconcertanti, ma perfettamente coerenti in se stessi e presentandogli realtà individuali, ineluttabili e non puramente razionali, caratterizzate da un preciso senso “per” la vita. Il motore iniziale di questa pentalogia di racconti è stato il desiderio di mostrare la soluzione trovata a un vecchio problema sulla struttura architettonica della Biblioteca di Babele, così come descritta nell’omonimo racconto di Borges del 1941. Da lì sono poi emersi gli altri, nati come ricalchi di altri celebri racconti borghesiani, ma che poi si sono inalberati verso una nuova consapevolezza letteraria e una sfida aperta per il lettore perspicace.