Dig(ital) Up 

The painter creates static images and makes them visible in different ways.
If we are to accept such an extended and comprehensive definition, then photographers, illustrators, cartoonists and many others should be considered painters too.

The differentiators used to distinguish a painter from a photographer, for example, refer to the media, the supports, and other objects and methods of use. Actually, it is clear that this definition can only apply to individuals, meaning that it is effective only if the artists adopt self-imposed limitations: the painter sticks to brushes, canvas and oil colors, while the photographer only allows himself to use cameras and prints. A definition that only applies under such restrictions does not longer work when an artist uses a bit of this and a bit of that.

What about the "source" of images? That is to say, the "place" where images are located and from which they are taken and translated, in order to transform them in a reality that others can see. Does such a place exist? Yes and no.

In a simplified scenario, images only exist "outside" themselves: the eye sees them, the mind interprets them, and the hand makes them visible to others (e.g. Water Lilies by Monet).
In a more complex scenario, images also exist "inside" themselves: one can well imagine the images (e.g. The Persistence of Memory by Dalí).
Further increasing the complexity, a more or less deterministic algorithm is used to generate the images (e.g. Métamatics by Tinguely).

However, there is a yet more interesting scenario: what happens when images are used to generate other images? "Copycat!", I hear you say. Yes and no. What matters, here, is the degree of intentional transformation that is introduced. Nobody would ever dream of calling Degas a copycat because he photographed a dancer and created a pastel on paper based on that photo. Nevertheless, he has undeniably been a great painter. Degas did not act as a mere copycat because he has "seen" the dancer - a remarkable fact in itself, considering that only a very few people know how to see. Then, Degas "captured" the dancer through photography, a technology that has eased his little miracle although he had an extraordinary visual memory. Eventually, he has transformed that which was in what he wanted it to be.
An image that originates from another image: it sounds easy, right?

In the age of Degas, most people, painters and art critics alike, disdained photography because of its alleged "ease of use". Today, something similar is happening with graphic tablets and Photoshop. "Oh, he used Photoshop... Anyone can do that!": I have heard that comment so many times. Still, I am sure that if Degas would come back to life, he would be happy to try his hand at those new tools and bestow beautiful images upon us. About the belief that anyone can do that, I would enjoy seeing that capability at work.

Thus, we can try to further specify the "different ways" mentioned in the original definition of "painter" by replacing them with "any technical means available". We will obtain a definition that frees us from the ridiculous questions arising when we attempt to evaluate a work based on the means of its creation.

"To dig up" is synonym with "to disinter", but also with "to disclose", "to unveil", "to bring to light". The Dig(ital) Up project was conceived to draw the attention to single images featured in movies.

I prefer the word "movie" to "film" because, as usual, people tend to identify a visual phenomenon (the "phi phenomenon") with a material medium - specifically, one of the first media that were used to capture that phenomenon. The flow of images in a movie is very fast. Movie consumers are usually superficial, as all image consumers are. A sort of consumerist mania for the image exists, a mania that compels people to watch movies just once - this does not happen with pieces of music, for example.

In other words, the ultimate aim of Dig(ital) Up is to unearth an image from its flow of time, to modify it in such a way that it matches the "impression", and to make it permanently static by printing or painting. It is a sort of digital impressionism that rather than fishing for images "en plein air", takes them from a screen - where they are just as fleeting, but pose a lower risk of catching a bronchitis.

Dig(ital) Up

Il pittore crea immagini statiche rendendole visibili in vario modo.
Se accettiamo una definizione così estesa e inclusiva, fra i pittori si annovererebbero diverse specializzazioni come quella del fotografo, dell'illustratore, del fumettista e moltissime altre.

Le diversificazioni che si fanno per distinguere, ad esempio, un pittore da un fotografo riguardano i mezzi, i supporti e altri oggetti e metodi d'uso. In realtà è evidente che queste definizioni funzionano nei confronti di singoli individui, possono cioè aver efficacia solo se costoro si autoimpongono delle limitazioni, uno decide che usa solo i pennelli, i colori a olio e le tele e un altro solo la fotocamera e la stampa. Una definizione che lavora bene solo sotto simili divieti è inutile quando un individuo usa un po' una cosa e un po' l'altra.


Che dire sulla "sorgente" delle immagini? Cioè quel "luogo" in cui esse si trovano per poterle prelevare e tradurre, trasformandole in realtà visibile ad altri? Esiste un luogo simile? Sì e no.

Caso facile: le immagini esistono "fuori" da sé, l'occhio le vede, la mente le interpreta e la mano le rende visibili ad altri (es. Monet - Le ninfee).
Caso più difficile: le immagini esistono anche "dentro" di sé, uno le immagini può benissimo immaginarsele (es. Dalì - Orologi molli).
Caso ancora più difficile: uno stabilisce un algoritmo più o meno deterministico con il compito di produrre immagini (es. Tinguely - Metamatics).

Ma c'è un caso forse più interessante, cosa accade se uno produce immagini a partire da altre immagini?Direte voi: - É un copione! -. Sì e no. Il punto è il grado di trasformazione intenzionale che viene introdotto. Nessuno si sognerebbe di dare del copione a Degas che fotografa una ballerina e produce su questa base un pastello su carta. E certo non si può negare che sia stato un pittore. Degas non è un semplice copione perché lui ha "visto" la ballerina, di per sé è già un fatto enorme considerato che sono pochissimi a saper vedere. Poi l'ha "catturata" con la fotografia (anche se era dotato di una memoria visiva impressionante), una tecnologia che gli ha facilitato questo piccolo miracolo. Infine ha trasformato quello che era in quello che voleva che fosse. 
Un'immagine che "gemma" da un'altra, sembra facile no?

Ai tempi di Degas la fotografia fu schifata dai più, sia pittori sia critici d'arte, a causa della sua presunta "facilità". La stessa cosa che accade ora nella nostra era di graphic tablets e Photoshop. - Ah, l'ha fatto con Photoshop, son capaci tutti così! -. Quante volte l'ho sentito dire, ma sono certo che se Degas resuscitasse sarebbe ben lieto di cimentarsi con strumenti del genere per regalarci splendide immagini. Quanto al "son capaci tutti" invito chi lo afferma a provare a esser capace...

Quindi se ci spingiamo un po' più avanti nel precisare quel "vario modo" presente nella definizione iniziale di "pittore" sostituendolo con "qualsiasi mezzo tecnico disponibile", abbiamo una definizione che ci affranca da ridicole questioni che sorgono quando si tenta di stabilire il valore di un opera in funzione dei mezzi adoperati per ottenerla.
Dig up significa letteralmente "disseppellire", ma anche "rivelare", "svelare", "portare alla luce". Il progetto Dig(ital) Up nasce con l'intento di porre l'attenzione su singole immagini presenti nei "movies".

Uso questa parola e non "film" perché, ancora una volta, si tende a identificare un fenomeno visivo (phi phenomenon) con un supporto fisico che fra i primi lo ha incarnato. Il flusso di immagini di un movie è molto rapido, il fruitore di movies è in genere superficiale come tutti i fruitori di immagini, esiste una sorta di mania consumistica dell'immagine che ci porta a guardare i movies una sola volta, cosa che non succede ad esempio per i brani musicali.

Insomma, disseppellire un'immagine dal suo flusso temporale, modificarla per renderla corrispondente alla "impressione" e renderla definitivamente statica tramite la stampa o la pittura è lo scopo di Dig(ital) Up. Un sorta di impressionismo digitale che invece di andare a pescare le immagini en plein air, le prende da uno schermo dove sono altrettanto fuggevoli, ma con minori rischi di bronchite.